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Più di altri luoghi, il Canavese, può vantare un patrimonio organario di assoluto rilievo; quasi sconosciuto ai più, nascosto e isolato su polverose cantorie è giunto al traguardo del nuovo millennio, seppur in precarie condizioni funzionali, in ottimo stato di integrità.

 

ALBIANO D'IVREA
organo "Felice Bossi 1834"
(cassa del XVIII sec.)

 

Numerose testimonianze illustrano un passato glorioso, dagli albori dell’anno Mille, al periodo rinascimentale fino ai secoli a noi più vicini; da quando l’organo è entrato nelle chiese, ha abitato, stabilmente, le chiese canavesane.

«Ricco più di qualunque altra provincia è il Canavese di organi rinomati ...», in questo modo, agli inizi dell’Ottocento, la stampa torinese celebrava le ricchezze organarie delle nostre terre oggetto in questi ultimi anni di numerosi studi e dell’instancabile opera di valorizzazione e documentazione di Antichi Organi del Canavese.

Studi che hanno confermato l’effettiva consistenza di un ragguardevole numero di strumenti; realizzazioni risalenti in prevalenza ai secoli XVIII e XIX, opere dei più qualificati artigiani piemontesi e lombardi.

 

 

CHIVASSO - Duomo
organo "Felice Bossi 1843"

 

Tra i periodi più significativi rappresentati, meritano un doveroso cenno gli anni a cavallo tra Sette e Ottocento; la rapida evoluzione della tipologia di organo tardo-settecentesco, propiziata da un lato dalle cospicue disponibilità delle fabbricerie canavesane in perenne lotta per la supremazia organaria, dall’altro da artigiani abili e ingegnosi - veri artisti - quali la dinastia dei SERASSI di Bergamo e sul versante piemontese, la famiglia BRUNA.

Non è perciò casuale il fatto che alle soglie dell’Ottocento - in Piemonte - la maggior concentrazione di organi a due tastiere sia proprio in Canavese: San Benigno SERASSI 1783 (già il precedente organo, del 1763, era a doppia tastiera), Tavagnasco SERASSI 1787, Ivrea/Cattedrale SERASSI 1790, Chiaverano BRUNA 1793/96, infine il grandioso progetto a tre tastiere di GIOACHINO CONCONE nel 1796 per Strambino, incompiuto per il sopraggiungere degli eserciti napoleonici.

 

 

PAVONE CAN.SE
organo "Felice Bossi 1855"

 

Gli stessi SERASSI, tra i più importanti organari operanti nei due secoli, sicuramente i più famosi, inseriscono tra i diciassette strumenti più significativi indicati nel loro Catalogo degli Organi fabbricati da Serassi di Bergamo, edito verso il 1816, ben tre strumenti appartenenti al territorio canavesano.

Nel corso del XIX secolo il nostro patrimonio si arricchisce di una serie di realizzazioni che per grandiosità e tipologia fonica non temono confronti: Alice Castello BRUNA 1803, i monumentali organi di Montanaro BRUNA 1808/10, Strambino SERASSI 1812, Cuorgnè BRUNA 1815 e il grandioso strumento di Feletto SERASSI 1825, il cui numero di catalogo risulta immediatamente successivo al celeberrimo organo della Basilica piacentina di S.Maria in Campagna, dall’imponente facciata di 12 piedi.

Il gusto, tutto canavesano, per gli strumenti maestosi e la vasta eco delle realizzazioni serassiane giungono rapidamente nella bergamasca tanto da convincere un organaro del calibro di FELICE BOSSI a prendere la via delle nostre terre; tra il 1834 e il 1858 collocherà nella sola Diocesi di Ivrea più di venti strumenti.

Tra questi vanno ricordati l’organo di Piverone 1835, il monumentale strumento del Duomo di Chivasso 1843 a due tastiere, 80 registri e più di 3200 canne - tra i più imponenti mai realizzati fino all’epoca sul territorio italiano -, Pavone 1855 a una tastiera e 43 registri, molto simile allo strumento collocato dallo stesso BOSSI nella Cattedrale di Bergamo qualche anno prima, ma con in più ... un Principale di 32 piedi alla tastiera, un autentica rarità.

 

IVREA - Cattedrale
organo "Concone 1774 / Serassi 1790 / Bossi 1857 "

 

L’elenco serebbe ancora lungo, tra le molte realizzazioni meritevoli di menzione vanno ricordati gli strumenti di Caluso SERASSI 1821/BOSSI 1858, Cigliano SERASSI 1833, della Cattedrale di Ivrea e di San Benigno, opere del BOSSI rispettivamente nel 1857 e nel 1858, di Romano C.se BIANCHI 1862, Montanaro 1872 , Foglizzo 1876 e Settimo Vittone 1877 opere dei BOSSI; strumenti tutti - quelli finora citati - dotatati di un numero di registri variabile tra i 45 e gli 80.

Ma il Canavese non custodisce solo parecchi ragguardevoli strumenti ottocenteschi, può vantare anche un buon numero di organi settecenteschi in buone condizioni di autenticità: Foglizzo/S.Giovanni LANDESIO 1743, Cuorgnè/S.Giovanni RAMASCO 1748, Vico C.se/Drusacco RAMASCO 1763, Albiano/S.Marta RAMASCO 1775ca, Roppolo/S.Michele metà del XVIII sec., probabilmente LANDESIO (già in Ivrea/S.Ulderico), Andrate RAMASCO/BRUNA 1783ca, Corio/S. Croce BRUNA 1795ca e i già citati strumenti a due tastiere di Tavagasco e Chiaverano. Quest’ultimo, seppur completamente smontato, sopravvissuto miracolosamente intatto in ogni sua componente; si tratta di uno tra i quattro maggiori strumenti settecenteschi italiani conservati integri. Come non ricordare poi il più antico organo dell’intera provincia torinese e tra i più antichi conservati in Piemonte, costruito da ANTONIO MARIA BONETTA nel 1730 per la parrocchiale di Caluso e ora collocato nella chiesa della frazione Vallo, recentemente tornato alla sua originale bellezza.

Parlando, e scrivendo, di questo argomento è facile ripetersi con aggettivazioni improntate al grandioso al monumentale, non è eccesso celebrativo e neppure enfasi di campanile, i numeri sono evidenti e il raffronto con altre realtà non fanno che confermare quanto esposto.

Grande imporantanza ebbe l’organo presso i vescovi eporediesi; ne è esempio l’esortazione che monsignor Giacomo de Pomariis pronunciò, in occasione della consacrazione del Duomo di Chivasso nel 1429, in modo che vi fosse presto collocato un organo (prova indiretta che la cattedrale eporediese da tempo ne era dotata).

Già verso la metà del XVII secolo l’organo di Strambino veniva indicato come modello per la costruzione del nuovo organo della Collegiata di Rivoli «... conforme al dissegno del Organo, qual si dice fatto à Strambino ...»; nello stesso periodo entro i confini della sola città di Ivrea si contava la presenza di almeno quattro strumenti.

Un secolo più tardi - nel 1763 - in seguito alla costruzione del grande organo dell’Abbazia di Fruttuaria le sole spese di scultura e doratura della monumentale cassa ammontavano a oltre 700 lire: quanto nel vicino Biellese era lecito spendere per un intero strumento.

Due filosofie costruttive, due gusti estetici si trovano a confronto - seppur a distanza - nell’ultimo decennio del Settecento: tra il 1793 e il 1796 GIOVANNI BRUNA colloca l’organo della parrocchiale di Chiaverano a due tastiere, 43 registri per un totale di oltre 1700 canne. Nello stesso periodo GIOACHINO CONCONE ricostruisce l’organo della Cattedrale di Torino, il risultato sarà uno strumento a due tastiere, 19 registri con poco più di 1000 canne. Non occorrono specifiche conoscenze in materia per valutare le differenze dimensionali tra i due strumenti, specialmente se raffrontate con la notevole diversità delle due chiese in oggetto.

E questi non sono che brevi cenni su un patrimonio ricco di oltre 120 organi storici.

 
 

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